Degni di autostima: come nasce e come si coltiva il valore di sé
Alla base di molto disagio psichico si trova spesso una profonda carenza di fiducia in sé, una quasi totale mancanza di autostima. Dai disturbi d’ansia a quelli somatoformi, dalle depressioni maggiori alle relazioni tossiche e alle varie forme di dipendenza, la mancanza di amore verso sé stessi rappresenta un filo rosso che attraversa quadri psicologici molto diversi.
Attraverso le diverse psicopatologie si snodano mondi interni in cui il valore di sé è l’elemento mancante, l’estraneo non riconosciuto. Lavorare sull’autostima significa allora tornare a quella ferita originaria in cui il proprio valore è stato messo in dubbio.
Quando il valore di sé è l’“estraneo mancante”
Prendersi cura dell’altro è un atto dovuto, che parte dal riconoscere il “bambino interno” e la sua ferita originaria. In terapia diventa fondamentale capire:
- dove nasce il suo senso di non valore / non valere
- in quali momenti si è sentito più volte non capito, non voluto, non apprezzato, non degno, non valorizzato, non amato
È attraverso la storia personale che emergono i punti focali in cui l’autostima si è incrinata, fino a svuotare di significato la percezione di sé. Le ricerche mostrano come esperienze precoci di mancata validazione emotiva possano favorire in età adulta vissuti di inadeguatezza, vergogna e bassa autostima.
Il primo sguardo: autostima e attaccamento
Il germe dell’autostima si trova nel primo sguardo madre–bambino, in quel mirroring fatto di infinite corrispondenze, tenerezze, risposte adeguate ai bisogni.
Lo sguardo materno restituisce valore sia al sorriso sia al pianto del bambino:
- ogni espressione ha un senso
- ogni emozione ha valore
- ogni segnale ha dignità di esistenza
Dopo questo primo sguardo, le cure di una base sicura danno al bambino il fondamento fisico ed emotivo per lanciarsi nel mondo, esplorarlo e sperimentarsi con la sicurezza di chi si è sentito amato in modo unico e totale. Quando questo non avviene, può essere utile lavorare in uno spazio dedicato come la terapia per autostima e assertività.
Quando c’è neglect: “non sono stato visto, non valgo nulla”
Nel caso invece di neglect (trascuratezza, abbandono, abuso) da parte del caregiver, la situazione diventa critica. Il futuro adulto tende a replicare il modello di attaccamento vissuto:
- non sono stato amato
- sono stato amato poco
- sono stato abbandonato
- sono stato abusato
- non sono stato visto = non valgo nulla
Per assicurare la sopravvivenza, la mente organizza strategie di adattamento che però mantengono vivo il messaggio di fondo: “non merito”. Il neglect va curato in modo specifico, con modalità che l’autrice affronterà altrove; percorsi mirati come quelli dedicati alla trascuratezza e cura di sé possono offrire uno spazio protetto per iniziare questo lavoro.
La mancanza di autostima si può curare
La mancanza di autostima si può curare, ma non con scorciatoie. Serve un lavoro quotidiano di modifica del sé che parta da una consapevolezza profonda: merito aiuto.
Il valore di sé non è un’etichetta che ci viene appiccicata dall’esterno, ma una conquista quotidiana, fatta di piccoli gesti verso se stessi, come se ci si prendesse cura di un giardino da far rifiorire.
Piccoli gesti quotidiani per far rifiorire il valore di sé
L’apprezzamento della propria individualità comincia da scelte semplici, ma rivoluzionarie:
- dire di no alle troppe richieste
- mettere al primo posto i propri bisogni, a partire da quelli più semplici
- ascoltarsi davvero, senza giudicarsi
Un altro punto fondamentale è non dare eccessiva importanza a ciò che pensano gli altri di noi:
- costruirsi una piccola corazza di sicurezze interne
- coltivare amicizie vere e sincere
- partire dai valori per noi fondamentali
L’unica persona a cui dobbiamo davvero una spiegazione siamo noi stessi. Quando bassa autostima e vissuti depressivi si intrecciano, può essere utile valutare un supporto specifico, come nella terapia per la depressione o nei percorsi per ansia e attacchi di panico, spesso collegati a una visione di sé impoverita.
Un percorso in 3 passi quotidiani
Non aspettarti risultati in pochi giorni: è un percorso lungo, fatto come se ti prendessi cura del tuo migliore amico. L’autrice lo articola in 3 punti fondamentali:
1. Al mattino: chiediti di cosa hai bisogno
Quando ti alzi, domandati sempre di cosa hai bisogno e traccia dei confini.
Non sentirti mai in colpa se pensi prima a te: è un atto di cura, non di egoismo.
2. Durante la giornata: non compiacere, fortificare
Nel corso della giornata, ricordati di non compiacere gli altri per sentirti meglio.
Persevera invece nelle attività di fortificazione, in tutto ciò che ti aiuta a costruire un senso di stabilità e valore interni.
3. La sera: fai un bilancio della giornata
Alla fine della giornata, fermati e chiediti:
- com’è andata?
- manca qualcosa perché la stima di te sia un po’ più forte?
È un momento per aggiustare il tiro, non per giudicarti.
Ventuno giorni per una nuova abitudine
In un libro, l’autrice ha letto che in 21 giorni siamo in grado di cambiare un’abitudine. Non è una regola rigida, ma un’indicazione incoraggiante: se superi quella soglia e vai avanti, potranno cambiare non solo i tuoi gesti, ma anche il modo in cui ti percepisci.
Se continui, giorno dopo giorno, a compiere piccoli atti di rispetto verso di te, sarai in grado di cambiare te stesso. In questo percorso, un lavoro psicologico mirato sull’autostima, come quello proposto nella terapia per autostima e assertività, può offrire una guida sicura e uno spazio di rispecchiamento protetto.